Un logo semplice che porta con se un lunga storia…
La semplicità che lo contraddistingue è stata frutto di molti esperimenti più o meno elaborati” così ha detto Ruth Kedar, disegnatrice del logo, in un intervista rilasciata a Wired.
Non avrei mai pensato che Google sarebbe diventato onnipresente come oggi, ne avrei mai scommesso su un tale successo per quell’ambizioso progetto“.
Quando Larry Page e Sergey Brin assunsero Kedar, a quel tempo un’ assistente di un professore alla loro stessa università, per svolgere questo compito, misero subito in chiaro che quello che cercavano era qualcosa di unico che avrebbe potuto contraddistinguere Google dagli altri motori di ricerca a quel tempo popolari.
Erano ben consapevoli che un logo che rimanesse ben impresso nella mente dei visitatori sarebbe potuto essere un’ottima rampa di lancio per affermare Google a livello mondiale, e a quanto pare ci sono riusciti perfettamente.
Ecco tutte le ipotesi scartate fino ad arrivare all’attuale logo.

 

Il primo logo sperimentato doveva mantenere un ottima leggibilità e allo stesso tempo essere colorato e allegro.
Si pensò così ad un pattern applicato tra le due O che rendesse anche l’idea dell’infinito, intrinseca nell’etimo del termine “Google”.
Il secondo logo ideato si differenzia dal primo per le modifiche alla seconda O, alla quale fu aggiunto un elemento che conferisce geometricità al tutto mantenendo allo stesso tempo la semplicità iniziale.
Un servizio algoritmicamente complesso ma semplice da usare.
Nella terza ipotesi le due O vengono rappresentate come due cerchi colorati che si intersecano, metafora di ricerche che tendono lontano e coinvolgono paesi e culture diverse.

 

Il quarto logo comincia a prendere le sembianze di quello attuale, almeno sotto il profilo dell’idea.
Lettere maiuscole colorate compongono la parola Google, ed una delle O è una lente d’ingrandimento che permette di osservare meglio la lettera sottostante.
La quinta ipotesi è una rielaborazione di quella precedente, più allegra e con colori più accesi.
Questo sesto disegno invece si rifaceva invece all’idea originaria di Brin, resa utilizzando il font Leawood ed un gioco di ombre che conferissero sfericità all’insieme.
Dal settimo disegno in poi, Kedar cominciò a semplificare le forme e ad orientarsi verso qualcosa di chiaro e colorato, che potesse rendere l’idea di giocosità ed allegria senza ricorrere alla rappresentazione di oggetti.
Togliere le lenti d’ingrandimento faceva intuire che Google era molto di più di un motore di ricerca, ma un azienda aperta alle innovazioni e non rinchiusa entro i limiti imposti da una precisa sfera d’azione.
Nell’ultimo e definitivo logo, Kedar introdusse accanto ai 3 colori fondamentali il verde alla lettera L, un colore secondario che metaforicamente rende l’idea che Google non segue le regole.
E a voi quale piace di più?!?!